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"Anima Mundi", contro ogni disuguaglianza

di Angelamaria Blanco

La recensione dello spettacolo, nato dalla collaborazione tra il Teatro Stabile di Catania e la compagnia Neon e incentrato sul tema della diversità, scritta per noi da Angelamaria Blanco 


Nato dalla collaborazione tra il Teatro Stabile di Catania e la compagnia Neon, Anima mundi fa parte di un progetto multidisciplinare diretto da Monica Felloni – che appare anche come attrice in scena – e con i testi di Pietro Ristagno.

A partire dal titolo "Anima mundi", cioè "anima del mondo", lo spettacolo fa riferimento all’idea che oggi si tende a separare il concetto di anima da quello di corpo, e a vedere quest’ultimo come imperfetto, da nascondere, non da valorizzare. Il filosofo Spinoza, invece, sosteneva che non c’è distinzione tra Dio e la natura e dunque tra anima e corpo. Il tema trattato coinvolge soprattutto la condizione della disabilità, infatti sulla scena recitano anche attori disabili, nell’intento di abbattere le disuguaglianze, anche quelle di carattere fisico.

La narrazione procede per quadri performativi diversi e ricchi di oggetti, per esempio sgabelli usati per sedersi o come piedistalli, teli di plastica, corde utilizzate dagli attori per arrampicarsi come funamboli o per danzare in aria, un materasso dorato tenuto in equilibrio in verticale, la sedia a rotelle di alcuni interpreti che diventa attrezzo di scena. 

Voci fuori campo, canti e danze si amalgamano tra loro, e in alcuni passaggi le ombre degli attori vengono proiettate sul fondo del palco, andando a sovrapporsi ad immagini suggestive legate al tema della diversità. Tra queste anche le scene del cortometraggio Andrei bene per il cinema muto, diretto da Felloni e dedicato al premio Nobel per la letteratura Josè Saramago. 

Ambientato alla scogliera di Catania, il corto racconta l’incontro tra Danilo Ferrari, scrittore e giornalista catenese che si esprime soltanto con gli occhi e lo scultore cieco Felice Tagliaferri: tra i due si sviluppa una delicata comunicazione tattile, e il desiderio di Ferrari di avere un mezzobusto in marmo scolpito da Tagliaferri.