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Che farò senza Euridice? Il pasticciaccio musicale del mito

di Oceania Grasso

La recensione del musical di Marco Tringali andato in scena al Teatro "Sala De Curtis", nell'ambito del "Catania Off Fringe Festival". Ce lo racconta Oceania Grasso, studentessa di Lettere al Dipartimento di Scienze umanistiche di Unict


Musical che riprende il titolo dall’aria più famosa dell’Orfeo ed Euridice di Gluck, Che farò senza Euridice? Il pasticciaccio musicale del mito prevede un distaccamento dall’archetipo mitologico, attraverso la resurrezione di Euridice per ben due volte. Lara Marta Russo e Alessandro Chiaramonte interpretano i due amanti Euridice ed Orfeo, e il testo, un insieme di dialoghi e canzoni reinterpretate, è scritto dalla stessa Russo.

La storia segue per lo più quella dell’opera lirica di Gluck, caratterizzata da un moderno "twist musicale". Orfeo, disperato per la morte dell’amata, scende nell’Ade per salvarla, ma qui cede alla tentazione di guardarla per ben due volte e finisce per perderla per sempre. Tuttavia, essendo questa una commedia musicale, i due giovani alla fine si ritroveranno nell’aldilà, dove, liberi dalle convenzioni sociali, si scopriranno diversamente complici, forse ancora più amici che amanti.

Oltre che per l’intesa che esibiscono in scena, i due attori-cantanti stupiscono per le loro spiccate doti canore, soprattutto Russo, la quale dà vita agli svariati personaggi che interagiscono con il cantore Orfeo. La scenografia, pensata in funzione di cambi di costume molto rapidi, si concentra su una vasca da bagno centrale, che durante lo spettacolo diventa la barca con la quale Caronte aiuta Orfeo ad attraversare prima il Lete e poi lo Stige al modico prezzo di una dracma.

I brani musicali spaziano dai Queen ai Beatles, da Raffaella Carrà ai classici della Disney, riuscendo a intrecciarsi bene alla narrazione scenica, spingendola anche verso accenti di comicità e parodia. Si tratta, però, di una comicità meno vicina ai giovani d’oggi di quanto si vorrebbe far credere, che difatti non arriva a coinvolgere le ultime generazioni, determinando una "distanza" rispetto a quella fascia di pubblico che – oggi più che mai – rappresenta un importante target di riferimento.