AntropologiaArcheologiaArte e beni culturaliBiotechChimicaComunicazioneDirittoEconomiaFilologiaFilosofiaFisicaInformaticaIngegneria / ArchitetturaLatinoLetteraturaLinguisticaManagementMatematicaMusicologiaPedagogiaPsicologiaScienze agrarieScienze ambientaliScienze biologicheScienze del farmacoScienze della terraScienze medicheScienze naturaliScienze politiche e socialiStoria

Che genere di notizia

Perché «solo nella tv italiana compaiono uomini vestiti accanto a donne nude»? Per quale motivo non sono diffusi i sostantivi "assessora" e "ministra"? Lo ha spiegato Graziella Priulla, professoressa di Sociologia dei processi culturali e comunicativi. Che ha svelato anche per quale ragione «la figata è una bella cosa e la cazzata è una brutta cosa»




«Il linguaggio non si limita a rispecchiare la realtà, ma la costruisce». Graziella Priulla insegna Sociologia dei processi culturali e comunicativi al dipartimento di Scienze politiche. In un incontro con alcuni giornalisti catanesi ha parlato di esempi, tratti anche dalla cronaca, di quelle che definisce «cattive abitudini del nostro linguaggio»

Dai «figli illegittimi» alle «famiglie normali», l'elenco di errori quotidiani è lungo. «Se si può dire maestra, si può dire ministra - afferma la docente - Se si può dire signora, si può dire assessora. Si deve, sta nel vocabolario». E poi la questione differenza-disuguaglianza, identità di genere, sessismo. Priulla fa riflettere anche sul linguaggio comune chiedendo perché «la figata è una bella cosa e la cazzata è una brutta cosa?». 

La responsabilità principale ricade sui mezzi di comunicazione. «Più una cosa è morbosa più vende», analizza. E così l'Italia si ritrova palinsesti nei qual«il 53 per cento delle donne mostrate in video non parla, sta lì come un soprammobile»

«Gli stereotipi - denuncia la professoressa - li assorbiamo a poco a poco, come l'aria inquinata». Creando nuove generazioni assuefatte a un linguaggio che non racconta più la realtà.