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Donne e mafia, custodi dell'omertà o protagoniste della violenza mafiosa?

di redazione web

Tre video in cui sono riprese tre lezioni sul ruolo delle donne nelle organizzazioni criminali, tenute dal magistrato Marzia Sabella, dall'avvocato Adriana Laudani e dal professore Isaia Sales




Le donne all'interno di Cosa Nostra per decenni sono state custodi dell'omertà e garanti dei disvalori mafiosi. E oggi? È ancora così? O tendono ad assumere ruoli sempre più rilevanti e di primo piano dentro le mafie? Si è dinanzi ad un processo di emancipazione negativa, una drammatica omologazione ai modelli maschili più violenti?

Ne parla in video Marzia Sabella, per diversi anni magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Ha seguito numerose indagini di mafia, partecipando anche alla cattura di Bernardo Provenzano. Attualmente è consulente della Commissione Parlamentare Antimafia. 

L'incontro con Marzia Sabella ha inaugurato il laboratorio d'Ateneo su "Donne e mafia" coordinato dalla professoressa Simona Laudani (dipartimento di Scienze umanistiche) e pensato per ricostruire i cambiamenti che il ruolo delle donne ha conosciuto nelle organizzazioni criminali.

Altro seminario del ciclo è stato quello con l'avvocato Adriana Laudani, per diversi anni parlamentare regionale, successivamente difensore di parte civile nel processo Fava e nel maxi processo di Palermo. Oggi responsabile, insieme a Giovanna Crivelli, dell’Unione Donne d’Italia di Catania. In video illustra il ruolo che le donne hanno avuto nella lotta contro le mafie a partire dagli Anni 80 con la nascita del primo Movimento delle Donne contro la mafia. Da allora, confutando gli stereotipi di una Sicilia omertosa e connivente, inizia un importante cammino che porterà nuove generazioni di donne a schierarsi apertamente contro la violenza mafiosa.

Nel terzo video, l'intervento del professore Isaia Sales, docente di “Storia delle mafie” all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e autore del volume "Storia dell’Italia mafiosa" (Rubettino Editore, 2015). L'idea di partenza è che le mafie non sono isolabili in una dimensione criminale ma rappresentano organizzazioni in grado di relazionarsi e rapportarsi con la società, la politica e l’economia. Sono queste le ragioni del successo pluri secolare di un modello, quello mafioso, che oggi riesce a radicarsi anche nel centro e nel nord del Paese. Le mafie sono un problema della storia e della società italiana, non un problema antropologico, né di “geni”, né di cultura. Le mafie sono parte integrante della storia italiana. Isaia Sales riflette poi sui mutamenti della società meridionale in particolare, sul nuovo protagonismo delle donne e sulla “crisi dell’ideologia mafiosa”.