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Dai banchi di scuola alle aule universitarie, cosa possono fare i "prof"

di Zammù TV (video)

La prof.ssa Maura Striano, ordinario di Pedagogia all'Università "Federico II" di Napoli illustra ai docenti delle scuole secondarie di secondo grado come affrontare e sostenere gli studenti nel delicato passaggio all'università




«Una delle relazioni fondamentali da stabilire è ricostruire il profilo cognitivo dello studente e fissare un bilancio delle competenze in entrata e in uscita». È questo, secondo la prof.ssa Maura Striano, ordinario di Pedagogia generale all'Università "Federico II" di Napoli (e responsabile della sezione di Pedagogia del centro di Ateneo "Sinapsi"), il punto di partenza per sostenere gli studenti nel passaggio dalla scuola all'Università con il supporto degli insegnanti delle superiori.

«Si tratta - precisa l'esperta - di stimolare una risposta a domande come "che tipo di intelligenza ho?", "qual è il mio stile di pensiero?", "in che modo apprendo e in che modo ricordo?". È di ausilio - aggiunge - la classificazione di Howard Gardner sulla pluralità delle intelligenze: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, intra-personale, inter-personale, naturalistica ed esistenziale. Vanno inoltre considerati gli stili di pensiero: monarchico, gerarchico, oligarchico, quello che oggi si direbbe "multitasking" o semplicemente anarchico».

L'occasione è quella del progetto "Mat-Ita" che ha coinvolto gli insegnanti delle scuole secondarie di 2° grado della provincia etnea in un corso di aggiornamento e formazione a loro dedicato. Si tratta di un progetto di potenziamento delle competenze linguistiche e matematiche dei ragazzi, realizzato dal Centro orientamento e formazione d'Ateneo in collaborazione con i dipartimenti di Matematica e Informatica (Dmi) e di Scienze umanistiche (Disum) dell'Università di Catania.

«Da che cosa dipende il fatto che gli studenti imparano più facilmente? - si domanda poi l'esperta - Questa domanda chiave - spiega - deve tener conto del fatto che l'ingresso all'università è una situazione di grande disorientamento. I comportamenti pedagogici devono mirare a far assumere allo studente un ruolo attivo. Il modello costruttivista parte dalla consapevolezza che occorre confrontarsi con portatori di saperi (o di senso comune) già sedimentati. Si tratterà dunque, molto spesso, di "mettere in crisi" ciò che gli studenti già sanno. È un processo di ristrutturazione del sapere che parte da una destrutturazione dei saperi precedentemente acquisiti. Questa pedagogia si basa sul conflitto socio-cognitivo: quello che tu sai non è più utile, ora servono categorie diverse. Parimenti importanti sono il modello contestualista e quello culturale-simbolico: il contesto è parte del processo di apprendimento, l'apprendimento non è solo sulla black box (la mente dello studente)».


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