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Isabel Allende a Catania: «Scrivo come vivo, come sento, come intendo la realtà»

di Giulia Gobbi

La scrittrice cilena è stata protagonista della conferenza sul tema “Madri e figlie” in occasione dell’anteprima di Taobuk 2017 al Teatro romano di Catania


«Solo un cuore aperto, un esercizio costante di immaginazione e di intuizione ci permettono di intravedere frammenti della complessità meravigliosa della vita». Con queste parole la scrittrice Isabel Allende lo scorso sabato ha aperto la sua conferenza sul tema “Madri e figlie” in occasione dell’anteprima di Taobuk 2017 al Teatro romano di Catania.

La sua figura minuta e delicata, risaltata dal soprabito rosso-arancio che indossava, è apparsa sin dalle prime battute carismatica e coraggiosa, come le figure femminili dei suoi libri. E proprio queste donne, tanto amate dalla Allende, fanno parte della sua stessa vita: dall’abuela, Isabel Barros, alla madre Panchita, ormai 96 enne, con la quale intrattiene un rapporto epistolare fittissimo e intenso da più di trent’anni, fino a giungere all’amata figlia Paula, scomparsa prematuramente nel 1992.

Stupisce e fa emozionare Isabel, perché è riuscita a raccontare e a raccontarsi in maniera così lucida e caparbia, seguendo quel filo sottile e indissolubile dell’amore, che può assumere molteplici forme, senza perdere la sua profonda autenticità.

Ed è proprio l’amore ciò di cui ha parlato nell'intervista con la giornalista del Corriere della Sera Alessandra Coppola: «L’amore si trova a tutte le età, è un’avventura e un rischio, e richiede coraggio. Non si può pretendere di trovare l’amore avendo tutto sotto controllo, non bisogna avere paura di soffrire». E poi sul tema della bellezza come illusione, appannaggio di una certa pubblicità che crea modelli sbagliati per molti giovani, ha aggiunto: «È importante come noi stessi guardiamo la nostra bellezza, mentre la bellezza irraggiungibile di cui parla la pubblicità è un’altra cosa. Nella vita ci si innamora del cuore, non del corpo».

È arguta e spiritosa Isabel, ride e fa ridere, dialoga in maniera divertita con il pubblico («Riuscite a capirmi? Ah certo, avete il libretto con la traduzione!») come se lo conoscesse da sempre, anche se certamente questa impressione è stata reciproca; i suoi lettori più affezionati la conoscevano già, attraverso le sue pagine così dense di lei, immaginando la figura di una donna che scrive da sempre per sé e per gli altri: «La scrittura è una terapia per esorcizzare i demoni dei nostri dolori. Scrivo come vivo, come sento, come ricordo, come intendo la realtà. Non potrei scrivere su qualcosa che non so». 

Quasi abbracciata da una standing ovation del pubblico che la fa emozionare, la scrittrice cilena ha infine ricevuto il “Premio Sicilia” promosso dall’Assessorato al Turismo della Regione Siciliana, consegnato dall’assessore Anthony Barbagallo e dalla direttrice di Taobuk, Antonella Ferrara.