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«Il latino non è un reperto archeologico»

di Zammù TV (video)

Il professore Ivano Dionigi, illustre latinista e già rettore dell'antichissima Università di Bologna, ha presentato agli studenti del dipartimento di Scienze umanistiche di Catania il libro "Il presente non basta"




Il latino evoca un lascito non solo storico, cultuale e linguistico ma anche simbolico: si scrive «latino», ma si legge «italiano, storia, filosofia, sapere scientifico e umanistico, tradizione e ricchezza culturale». Non è un reperto archeologico, uno status symbol o un mestiere per sopravvissuti; è il tramite che - oltre Roma - ci collega a Gerusalemme e ad Atene, l'eredità che ci possiamo spartire, la memoria che ci allunga la vita. È un'antenna che ci aiuta a captare tre dimensioni ed esperienze fondamentali: il primato della parola, la centralità del tempo, la nobiltà della politica.

Queste, per il prof. Ivano Dionigi, illustre latinista e già rettore dell'Alma Mater, l'antichissima Università di Bologna, alcune delle ragioni che dovrebbero spingerci a divenire tutti "filologi", ossia gelosi, curanti, amanti della parola, e quindi «estremamente attenti a quanto una lingua come il latino, che è stata parlata per più di venti secoli, ci insegna ancora».

Il prof. Dionigi è stato ospite del dipartimento di Scienze umanistiche dell'Università di Catania lo scorso 24 marzo, per presentare il suo ultimo libro "Il presente non basta", nel corso di un affollato incontro che si è tenuto al Monastero dei Benedettini. Dionigi, introdotto dalla direttrice del dipartimento Marina Paino e dalla prof.ssa Rosa Maria D'Angelo, ordinario di Lingua e Letteratura latina, ha dialogato anche il prof. Giacomo Pignataro, ordinario di Scienza delle Finanze e già rettore dell'Ateneo catanese.

«Viviamo in un'epoca - ha detto l'illustre latinista che ha letteralmente ammaliato i numerosi studenti presenti, trasmettendo loro alcuni insegnamenti e altrettanti ammonimenti - nella quale abbiamo perso il significato vero delle parole, anzi spesso ci accontentiamo delle parole che troviamo per la via e ci dimentichiamo del bisogno di parlare bene: è una vera e propria emergenza ecologica linguistica. Il latino è importante proprio per questo, perché ci consente di risalire al messaggio insito in ciascuna parola, che può essere stupenda e tremenda».