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"L'istinto della formica", Zammù TV a lezione di storia dell'arte

di Zammù TV (video) e Irene Alì (redazione web)

«Dall'inutile pezzo di legno al prezioso chicco di grano»: le collezioni dei benedettini spiegate da dottorandi, laureati e studenti del dipartimento di Scienze umanistiche e dalla curatrice della mostra, Barbara Mancuso


«Questa mostra è stata per l'Università l'occasione per uscire fuori dalle aule. Quelle ricerche che sembrano destinate agli specialisti sono qui un patrimonio comune per tutta la cittadinanza». È questo il senso dell'esperienza che docenti, dottorandi, laureati e studenti dell'Università di Catania hanno ricavato dall'organizzazione della mostra "L'istinto della formica. Arte moderna delle collezioni benedettine dai depositi del castello", a cura di Barbara Mancuso e allestita al Museo Civico di Castello Ursino (visitabile fino al 10 ottobre 2017).

«"L'istinto della formica" - spiega Mancuso - racconta una parte della storia della città, quella del museo dei padri benedettini di San Nicolò l'Arena, attraverso gli oggetti che sono custoditi nel museo civico di Castello Ursino. Una storia legata alle vicende collezionistiche di tutte le opere che sono esposte, tutte provenienti dal museo che si trovava all'interno del Monastero dei Benedettini».

«Il titolo - aggiunge - è una citazione dagli scritti di Dominique Vivant-Denon che nel 1779, in visita al museo dei benedettini, ricorda la capacità dei monaci di raccogliere "indiscriminatamente" e "con passione" l'inutile "pezzo di legno" e il prezioso "chicco di grano"».

In video anche i contributi di coloro che hanno collaborato alla realizzazione della mostra stessa: la professoressa Agata Farruggio (docente di Storia dell'arte moderna al Dipartimento di Scienze della formazione), i dottorandi in "Studi sul patrimonio culturale" Salvo Pistone Nascone e Giuseppe Fiaccola, i dottori Alberto Rapisarda, Olga Vigo Alessandra Rustico, laureati in "Storia dell’arte e beni culturali", e Sandra Condorelli, laureanda dello stesso corso magistrale, Emanuele Liotta, studente di Storia dell’arte iscritto alla Scuola Superiore di Catania, e Federica Torrisi, laureata in Beni culturali (corso triennale).

Frutto della collaborazione tra il Comune di Catania e il Dipartimento di Scienze umanistiche, la mostra presenta per la prima volta a un pubblico più vasto i risultati delle ricerche condotte nell'ambito del progetto Fir "La storia delle collezioni per l'educazione al patrimonio. Arte antica, medievale e moderna al museo civico di Castello Ursino" sulle collezioni di arte moderna custodite nel museo benedettino fondato alla metà del Settecento e propone un'immagine complessiva della ricchezza e sorprendente varietà delle raccolte originarie». 

Ma vediamo le sezioni della mostra.

Il monastero e il museo dei benedettini. Nella sala introduttiva alla mostra sono presenti i ritratti dei monaci fondatori del museo, Vito Amico e Placido Scammacca e di Emiliano Guttadauro, responsabile del museo dal 1790. Gli oggetti esposti ricostruiscono anche la ricchezza del monastero e degli arredi sacri dei monaci e l'importanza di alcune ricorrenze religiose quali la festa del Santo Chiodo, rappresentata da alcuni paramenti liturgici, dal Baldacchino del Santo Chiodo, collocato nella sua originaria posizione, e dal preziosissimo Reliquiario del Santo Chiodo.

Il nucleo dei dipinti Del Piano. In questa sala sono esposte le opere identificate tra quelle che Donato Del Piano nel 1775 cedeva ai monaci. La collezione comprendeva numerosissimi quadri quasi tutti di soggetto religioso, in larga parte seicenteschi e considerati nell'inventario «di ottima mano» o attribuiti a famosi pittori: dalla Deposizione ritenuta di Caravaggio - in realtà una copia da Jusepe de Ribera - alle nature morte di Aniello Ascione. In sala si riproducono brani eseguiti con l'organo realizzato da Del Piano per la chiesa del monastero benedettino. Sono qui esposti anche i celebri tarocchi miniati, appartenuti in parte dalla collezione Biscari e in parte da quella dei Benedettini.

Un museo all'insegna della varietà. Sono esposti alcuni dei numerosissimi «quadrettini» documentati nel museo dei monaci, realizzati su diversi supporti e con tecniche diverse: «sopra pietra», «sopra lava», «sopra legno», «sopra tela», «in rame», «sopra tavola», «a mosaico», a commesso di marmi e pietre dure, intarsiati con madreperla, «lavorati con drappi di seta», «a basso rilievo», in cera e anche «Cinesi», senz'altro apprezzati per la rarità dei materiali e per la particolarità delle tecniche di realizzazione. Dal gruppo emerge isolato il pregevole ritratto d'uomo di El Greco già apprezzato da Maganuco nel 1933 e poi dimenticato. Nella sala sono anche alcune armi, mentre nella torre adiacente sono raccolti una serie di manufatti rappresentativi delle diverse tipologie di oggetti custoditi dai monaci.

Le opere descritte dalle fonti ottocentesche. La prima parte del Salone di San Giorgio ospita una serie di pitture identificate grazie alle fonti letterarie dell'Ottocento, tra le quali spicca il Profeta di Ribera, accostate a una selezione di bronzetti moderni, numerosi nella collezione benedettina, da confrontare con i bronzetti antichi già nella stessa sala.

I bozzetti delle pale d’altare per la chiesa di San Nicolò. Sono raccolti per la prima volta tutti i bozzetti delle pale d'altare della chiesa di San Nicolò commissionate dai monaci tra la fine del Settecento e i primi decenni dell'Ottocento, in osservanza a un gusto classicista.

Le pitture dei Primitivi e il Medioevo. I monaci benedettini raccoglievano nel loro museo anche antiche tavolette in stile bizantino e «manifatture de’ mezzi tempi», come quelle che la viaggiatrice Jeanne Power vedeva nella terza stanza del museo benedettino di Catania nel 1842. Accanto ai reperti medievali sono due tavoli del secondo Cinquecento di preziosissimo intarsio in avorio e una scultura gaginiana rinascimentale.

Copie dall'antico. La collezione dei monaci benedettini comprendeva infine numerose copie dall’antico, in linea con il rinnovato gusto settecentesco per il mondo classico. Tali opere sono qui rappresentate da una scultura all'antica e alcune copie o falsificazioni da epigrafi antiche.