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La Filologia romanza e l’idea di Europa

In video un ampio estratto della lezione inaugurale dell'XI convegno della Società italiana di Filologia romanza. Ordinario del dipartimento di Scienze umanistiche, già preside della ex facoltà di Lingue, Antonio Pioletti ha tenuto la prolusione che segna il suo congedo dall'insegnamento attivo


Il video propone un ampio estratto della lezione tenuta il 22 settembre 2015 da Antonio Pioletti, in apertura dell'XI convegno della Società italiana di Filologia romanza ("Forme letterarie del Medioevo romanzo: testo, interpretazione e storia"). La prolusione, tenuta nell'aula magna del Palazzo Centrale dell'Università di Catania, alla presenza del Rettore e di numerosi colleghi e allievi, ha segnato il congedo del professor Pioletti dall'insegnamento attivo.

Dopo aver citato due testi prodotti all'indomani delle tragedie della Seconda Guerra Mondiale - Martin Heidegger, Lettera sull’“umanismo (1946) e Gianfranco Contini, Dove va la cultura europea? (1946) - il relatore ha osservato che «anche oggi ci interroghiamo su dove vada la cultura europea, dove l’Europa, e dove i saperi umanistici; oggi, nella fase di una crisi devastante dai caratteri specifici che si avverte nell’economia, nella cultura, nella società, nell’articolarsi dei processi democratici». Entrando più direttamente in argomento Pioletti prosegue interrogandosi su quali relazioni si sono stabilite «fra una certa idea di filologia romanza e una certa idea di Europa», partendo dalla consapevolezza che l'idea di Europa si è sempre caratterizzata come una variabile ideologica: «Sarebbe sufficiente seguire nella storia del pensiero la sorte, a pendolo, che è toccata alla Grecia, culla d’una prima presa di coscienza del definirsi d’una sua identità in contrapposizione all’Asia, Europa vs Asia, contrapposizione peraltro di successiva durata plurisecolare».

Tale disanima porta alla conclusione che «l’idea di Europa è una metadescrizione di lunga durata che ha convertito la diversità dal non-Europa in contrapposizione, il non-Europa in valore spesso negativo e, allorché positivo, comunque di segno inferiore. L’oscuramento dal processo identitario europeo della presenza e dell’apporto arabo ed ebraico, oscuramento di lunga durata oggi certo fortemente messo in discussione ma non nella coscienza comune, è fattore che ha inciso profondamente in stereotipi antiarabo-islamici e antisemiti ben presenti nella cultura europea, negli studi e nelle relazioni interne ed esterne alle nostre società, come gli eventi dell’oggi dimostrano». Da qui la conclusione tutta centrata sulla critica di una visione di Europa come totalità, «una categoria data a priori - afferma Pioletti - entro la quale far rientrare quel che, a seconda delle fasi storiche, si ritiene possa o debba rientrarvi, una totalità che, in quanto tale, tende a escludere il non-europeo con argomentazioni culturali più o meno raffinate, ovvero con la brutalità dell’esclusione se non con la barbarie dello sterminio».

Vedi inoltre, tra i saggi più recenti: A. Pioletti, La porta dei cronotopi. Tempo-spazio nella narrativa romanza, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2014 e - per l'affinità col tema di questa lectio - A. Pioletti Cercando quale Europa. Appunti per un canone euromediterraneo, in P. Canettieri e A. Punzi (a cura di), Dai pochi ai molti. Studi in onore di Roberto Antonelli, Viella, Roma 2014, pp. 1335-45.