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Le metafore belliche nell'Opera dei Pupi dei fratelli Napoli

di Chiara Racalbuto (redazione web)

Una mostra dedicata alla tradizione artistica della più importante famiglia di pupari catanesi. Curata da Simona Scattina e Alessandro Napoli, l'esposizione è visitabile nelle cucine dei Benedettini fino al 25 luglio

La Grande Guerra, in Sicilia, si vide per lo più in cartolina, raccontata attraverso fiumi di inchiostro che, dalle Alpi e dal lontano Nord, arrivavano in Trinacria, indirizzati alle famiglie da quei giovani "figli della Patria" chiamati alla volta delle trincee a combattere e, purtroppo, a incrementare il pesante tributo di vite umane che il conflitto avrebbe generato. 
Ma di guerre, la Sicilia, ne ha vissute tante. Da sempre terra di conquista, per via della strategica posizione geografica, nel corso dei secoli e fino all'unità d'Italia ha visto il suo suolo calpestato da arabi, normanni, angioini, spagnoli, fra epiche battaglie e sussulti di indipendenza sfociati in rivolte, spesso, represse nel sangue.  

Proprio nel sangue e nella battaglia affonda le radici l'Opera dei Pupi, importante patrimonio culturale dell'Italia meridionale che a Catania ha trovato massima espressione nell'attività dei fratelli Napoli, celebre compagnia di pupari fondata nel 1921 da Gaetano Napoli e giunta, oggi, alla quinta generazione. Agli storici esponenti dell'opira catanese è dedicata la mostra La guerra… io dico la Guerra. Metafore belliche nei cartelli della Marionettistica fratelli Napoli (1839-1915), a cura di Simona Scattina e Alessandro Napoli, visitabile nelle cucine del Monastero dei Benedettini fino al 25 luglio.

Leitmotiv della mostra, per l'appunto, è la guerra: prendendo spunto dalle celebrazioni per il centenario della Grande Guerra, attraverso una serie di cartelli sapientemente selezionati dall'archivio della famiglia Napoli, si dipana una riflessione sui drammi e sulle tragedie dei conflitti e sugli ideali eroici ad essi sottesi, dalle antiche vicende di Troia, simbolo di tutte le guerre, agli effetti dell'imperialismo coloniale delle potenze europee e alla questione balcanica, fino alla campagna italiana in Libia durante la prima guerra mondiale. 

«Io e Alessandro Napoli - racconta Simona Scattina - ci siamo trovati a dover selezionare quei cartelli, prodotti da Rosario e Natale Napoli, che potevano contenere echi, attinenze e documenti legati al centenario dell'intervento italiano nella Grande Guerra. Aprire i quasi 400 cartelli custoditi in archivio e poi selezionare i 22 che sarebbero andati alla mostra, è stato un grande onore e una grande emozione. Quei cartelli raccontavano non solo le storie in essi raffigurati, ma parlavano dei loro autori, del pubblico che ogni sera ne ammirava uno diverso».

Oggi, in un'epoca frastornata dalla tecnologia, sommersa da stimoli e distrazioni di ogni sorta, con ritmi frenetici che non consentono di abbandonarsi al silenzio e alla riflessione, l'Opera dei Pupi evoca memorie d'altri tempi, fatte di ascolto, di partecipazione, di semplicità e condivisione. «Viviamo in un tempo in cui le immagini, effimere e fugaci, scorrono davanti ai nostri occhi così velocemente che spesso non riusciamo a fermarne nella nostra memoria un solo fotogramma - prosegue -, le figure che i fratelli Napoli ci hanno lasciato in queste opere rinviano a un mondo in cui ancora le immagini erano dominate dagli uomini, erano lette e ammirate, possedute e condivise da un'intera collettività. Queste immagini, permeate della vita e della forza narrativa delle tradizioni orali, sono oggi investite delle funzioni consegnate loro dalla cultura popolare, sono figure ancora umane».

Sulla mostra, Simona Sortino e Gaetano Tribulato hanno inoltre realizzato il documentario "I colori della battaglia. Le storie dipinte dei fratelli Napoli", prodotto dalla casa editrice Duetredue. 


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