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Ecomafie, parla il direttore di Libera Enrico Fontana

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Ricerca, analisi dei dati, denuncia del fenomeno ma anche proposta: «Parlare di ecomafia significa analizzare un fenomeno complesso che ha a che fare con il ruolo della criminalità organizzata nell'aggressione al patrimonio ambientale del nostro Paese, con lo scopo di incidere nella realtà per cambiarla»




Ha preso il via giovedì 27 novembre a Villa Cerami, con l'intervento del direttore di LIBERA Enrico Fontana, il ciclo di iniziative d’ateneo dedicate al tema del rapporto tra Territorio, Ambiente e Mafie, nell'ambito del quale il centro studi interdipartimentale "Territorio, Sviluppo e Ambiente" ha organizzato un modulo didattico sul tema delle ecomafie che integra e arricchisce il percorso curriculare degli studenti.

Il Sud d’Italia è l’area privilegiata per lo smaltimento illegale dei rifiuti, l’esempio più eclatante è la Terra dei Fuochi, ma il fenomeno non è circoscritto alla Campania e il corso proposto dal Dipartimento di Giurisprudenza, grazie al coinvolgimento delle associazioni Libera e Legambiente, intende approfondire tale tematica proprio a partire dalla nostra realtà locale, secondo un approccio interdisciplinare che tenga conto, oltre che degli aspetti giuridici, delle conseguenze sulla salute e sull’ambiente e dei profili di etica ambientale.

Il termine "ecomafia" coniato dall'associazione ambientalista italiana Legambiente si deve proprio a Enrico Fontana (che ha fatto parte del direttivo nazionale dell'associazione con la quale collabora ancora oggi alla redazione annuale del Rapporto Ecomafia), che è anche un giornalista: è infatti proprio nell’ambito di questa attività che inizialmente viene a contatto con inchieste come quelle sulle cosiddette navi dei veleni, che lo portano a diventare consulente della prima Commissione parlamentare d’inchiesta sul "ciclo dei rifiuti".