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C'era una volta la luna che cadde... poi rinacque sul palco

di Sonia Giardina e Salvo Noto (Zammù TV)

L'omaggio della cantautrice Etta Scollo a Vincenzo Consolo. Un contributo alla divulgazione della sua poesia e della nostra cultura: «Come nel racconto Lunaria, abbiamo paura che la nostra luna cada in un luogo che non conosciamo, ma in quel luogo, se conserviamo la nostra memoria, rinascerà»




«Noi abbiamo paura di perdere la nostra identità, la nostra cultura, abbiamo paura che "la nostra luna" cada in un luogo che non conosciamo. Ma non dobbiamo temere, perché la luna rinascerà in quel luogo che conserva la nostra memoria. È quello che accade in questo spettacolo: cerco di far sì che la luna rinasca sul palco, da questa quercia che si trova nella fontana del paese senza nome».

È così che Etta Scollo spiega il senso del progetto "Lunaria - nella gioia luminosa dell’inganno" nato nel 2009 dall'incontro con Vincenzo Consolo e divenuto omaggio all'intellettuale di Sant'Agata di Militello, scomparso nel 2012: «Ci trovavamo a Selinunte e dopo un concerto che avevo tenuto all'acropoli, nacque l'idea di sviluppare le potenzialità musicali della favola "Lunaria"». Il racconto (uscito nel 1985 e ora ristampato da Mondadori) prende spunto dal frammento lirico “spavento notturno” di Giacomo Leopardi ed è ispirato, per esplicita ammissione dell’autore, dal testo “L’esequie della luna” del poeta e amico Lucio Piccolo. Il testo è ambientato in una Sicilia fantastica, contemplata attraverso un caleidoscopio che combina tutte le tinte del barocco mediterraneo, protagonista ne è il vicerè dell’isola, personaggio malinconico che rappresenta tutto il contrario di quel potere da cui è circondato e di cui egli stesso è simbolo e referente. Questo atipico sovrano vede una notte in sogno la caduta della luna, sembrerebbe solo un incubo ma è in realtà una premonizione: in un lontano villaggio del vicereame, dimenticato anche dalle carte geografiche, la luna è caduta davvero.

«Inizialmente volevamo realizzare un'operina barocca - prosegue la cantante -, ma poi Consolo si ammalò. Io però non volli rinunciare a realizzare quel progetto che ormai sentivo mio, così iniziai a comporre le musiche. Continuai a confrontarmi con lui fino alla fine, ecco perché quando se ne andò, ebbi l'idea di registrare il disco proprio nella sua amata casa di Milano». Grazie alla moglie Caterina, «entrammo in punta di piedi» per registrare dal vivo in quelle stanze intrise di vissuto e scrittura, tra momenti di quotidianità e incontri personali e letterari. «E quelle stanze sono per noi divenute la “Contrada senza nome” del racconto. Isola in cui dimora frammento di parola, qui ritorna ancora in tutte le sue grazie, nelle speranze, nel sogno necessario, nella gioia luminosa dell’inganno». «Successivamente - aggiunge - ho avuto anche la fortuna di ricevere da Caterina alcune registrazioni di Vincenzo che racconta "Lunaria" e che abbiamo inserito nel video che viene proiettato durante lo spettacolo».

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Sul palco dell'Odeon di Catania (dove sono state effettuate le riprese di questa intervista, in occasione del concerto del 3 dicembre 2014, inserito nel cartellone dell'Associazione musicale etnea) ci sono anche i musicisti Susanne Paul (violoncello), Sebastiano Scollo (liuto) e Fabio Tricomi (mandolino, tiorba, percussioni), il Coro Doulce Mémoire diretto da Bruna D’Amico e l'attore Giuliano Scarpinato «che recita il ruolo del vicerè (e di tutti gli altri personaggi), riuscendo in un lavoro molto difficile quello di farli dialogare con se stesso».

«Con l’auspicio che da questa comune tessitura rinasca quella Luna capitolata nel sogno premonitore del vicerè - scrive Etta Scollo nella presentazione di "Lunaria"-, si vuole dare una testimonianza che sia di contributo alla conoscenza e alla divulgazione della poesia consoliana, cioè a un passaggio irrinunciabile della cultura e dell’arte tutta che in quest’epoca più che mai rischia di essere cancellata».

(testo di Irene Alì)