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Luperini, la formazione interdisciplinare dell'insegnante

di Mariateresa Calabretta (redazione web) e Salvo Noto

Insegnare letteratura italiana, ovvero l'arte di mediare culturalmente tra discipline e ambiti diversi, la proposta di Romano Luperini durante la quinta lezione di Didattica della letteratura 


Un docente d'italiano, meno legato alla pedagogia e più attento ai contenuti, è questo il modello che il prof. Romano Luperini presenta agli studenti del corso di laurea magistrale in Filologia moderna, durante la lezione di Didattica della letteratura dedicata alla formazione degli insegnanti.

Per poter definire un percorso formativo bisogna aver chiara, innanzitutto, l'identità e il ruolo del docente di italiano, che non è solo un esperto di filologia e di retorica, bensì un mediatore culturale fra il testo e gli studenti, tra culture diverse, tra discipline diverse, che ha come obiettivo la formazione del cittadino.

Il docente «non fornisce solo conoscenze neutre e oggettive ma anche categorie e valori culturali, ipotesi interpretative, reti di concetti. Da questo punto di vista sviluppare un racconto critico è un’arte che solo un intellettuale può fare, perché solo un intellettuale può mettere in gioco conoscenze diverse, discipline e ambiti culturali diversi». 

L’insegnamento della letteratura ha un'impronta fortemente interdisciplinare: per interpretare un testo, collocarlo nel contesto storico da cui è nato, occorre conoscere discipline come la storia, la storia dell’arte, la musica, il cinema. Il docente deve ricorrere a categorie storiche, filosofiche e psicologiche per poter condurre il proprio racconto critico e formulare le ipotesi di coerenza del senso del testo. Questa interdisciplinarità è una caratteristica prettamente umanistica ed ha una rilevante valenza formativa «la letteratura contribuisce alla formazione di un cittadino, perché contribuisce alla formazione di qualcuno abituato a muoversi tra campi disciplinari diversi a metterli a confronto per raggiungere un senso, una cosa che si può fare con la letteratura ma altrettanto con i fenomeni politici sociologici e, allora, io credo fermamente che allo studio filologico retorico o storico filologico della letteratura bisogna sostituire lo studio culturale della letteratura, per quello è difficile fare l’insegnante perché l’insegnante deve avere una cultura varia, ricca, deve conoscere le letture dei propri studenti, deve conoscere il cinema, la musica il teatro, la storia dell'arte».


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