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Luperini, vivere il dialogo con i "classici" nella scuola contemporanea

di Mariateresa Calabretta

Insegnamento, attualizzazione e valorizzazione delle opere letterarie alla luce dell'esperienza contemporanea in un orizzonte letterario internazionale. La terza lezione del prof. Romano Luperini al Disum dell'Università di Catania


Romano Luperini prosegue il ciclo di lezioni di Didattica della Letteratura per gli allievi del corso di laurea magistrale in Filologia moderna dell'Università di Catania. La trattazione entra nel cuore affrontando l'esposizione del rapporto tra educazione linguistica ed educazione letteraria, commento e interpretazione, e riservando parte della lezione alle più recenti posizioni assunte dalla storiografia letteraria, specie per quanto attiene alla rivalutazione della trattazione letteraria per temi e generi concludendo con un breve accenno alla questione del canone.

Come nello stile del prof. Luperini l'approfondimento degli argomenti di studio fornisce lo spunto per riflessioni di più ampio respiro, in una narrazione in cui ben si comprende che il docente d’italiano non sia solo un esperto delle parole, ma un mediatore di cultura, un intellettuale. Del resto è lo stesso Luperini ad avvisare i futuri insegnanti di letteratura: «La formazione di un docente di italiano è una formazione complessa ed è questa la ragione per cui l'educazione letteraria assume un posto di primato. Perché il professore d'italiano è l'unico che ha una visione d'insieme della cultura, quindi, è in grado di coordinare gli altri docenti, e di fare storia della cultura».

Perché leggiamo un testo? Il problema dell’attualizzazione e della valorizzazione

La lezione è occasione di un'analisi nei confronti della scuola di oggi che deve recuperare il ruolo di agenzia educativa in grado di educare i giovani all'interpretazione critica dei testi e, attraverso i testi, del mondo. La sfida ineludibile è trovare una motivazione attuale per la lettura dei testi e dei classici, l'affermazione "dovete leggerli perché sono nel programma", è, per Luperini, la rovina della scuola. «Ciò che caratterizza la scuola rispetto al resto del mondo è che la scuola dà valore a cose che fuori di qui non hanno valore. Ma il valore che diamo ai "Promessi Sposi", poniamo, è il valore che riconosciamo ad un’opera che indica un modo di vivere più elevato di quello che abbiamo oggi. Il valore, però, non è scontato deve essere una scoperta che lo studente fa, se incoraggiato dall'entusiasmo e dalla passione dell’insegnate. Imparerà a commuoversi per il bello e questo è decisivo nella formazione. Fuori di qui nessuno si commuove per il bello, ma è questa un’acquisizione che forma la maturità del cittadino capace di essere ragionevole ma non prigioniero soltanto della logica dell’utile».

Perché, quindi, i "Promessi Sposi" sono così odiati e quasi illeggibili?  «Io direi che la colpa di tutto questo è dell’intera società italiana e anche della scuola che si è assuefatta al giudizio, al modo di considerare l'opera. Si è fatto di tutto per fare dei "Promessi Sposi" un libro "alla De Amicis", un libro consolatorio, ottimistico, che spinge alla bontà, alla religione, tutto questo ha rovinato la cultura dei Promessi Sposi. Trasformare Manzoni in una sorta di don Abbondio di provincia ha rovinato la fortuna dell'opera a scuola. Se fatti leggere in un’ottica diversa, molto più attuale potrebbero interessare un giovane d’oggi, potrebbero provocare discussioni in classe».

Più che centralità del testo, dunque, oggi è più opportuno soffermarsi, secondo Luperini, sulla centralità della lettura. Protagonista non è solo il testo, ma sono due: l’interprete e il testo. C’è un rapporto dialogico dove il soggetto mette in questione le proprie esperienze, il proprio vissuto le proprie letture, il testo, invece, mette in gioco il proprio linguaggio, il proprio mondo, la propria storia e fra lo studente-interprete e il testo deve avvenire un dialogo, critico, dal quale si sprigiona un senso: «Centralità della lettura significa che il soggetto, lo studente, è centrale quanto il testo. L'immaginario dello studente, che si confronta con l'immaginario del testo, ha uguale importanza. La lettura è un’interpretazione partecipante, emotivamente partecipante, anche razionalmente partecipante. Il soggetto deve essere pienamente implicato». In questo rapporto il testo non è immobile, ma cambia perché cambia la nostra cultura, perché cambia il nostro rapporto con esso e il testo è in grado di vivere nei secolo trasformandosi e attualizzandosi».

Educazione linguistica ed educazione letteraria. La trattazione per temi e quella per generi

I testi a loro volta sono inseriti in una serie, sono sì una una singolarità irripetibile ma si collegano alle altre opere dell'autore. Oggi si è andato affermando un approccio tematico nel raggruppamento dei testi. In particolare il tema permette di inserire il testo in una serie senza passare attraverso la storia letteraria, se non per quadri generali. Questo approccio ha cominciato a venire alla luce negli ultimi 40 anni fino a diventare oggi la forma di critica più praticata, specialmente nell'ambito degli studi della letteratura comparata «si può parlare di un romanzo giapponese e di uno francese anche senza conoscere le lingue, perché la critica tematica è un contenuto che la traduzione rende, il tema permette di unire autori diversi, italiani o stranieri». La critica tematica permette, quindi, una connessione organica tra letteratura italiana e letteratura straniera che contribuisce a svecchiare l'approccio alla letteratura nella classe.

Quali autori far studiare a scuola. La questione del canone

Definita la necessità di attualizzare il valore delle opere e di condurne una trattazione tematica, quali i classici da studiare in modo approfondito nel corso del triennio? Secondo Luperini non saranno mai più di 17 o 18, alcuni dei quali non potranno non appartenere al Novecento. «Studiare il '900 non è aggiungere qualcosa al programma, il problema è che conoscere alcuni classici del '900 serve a conoscere meglio i grandi del passato (Machiavelli, Petrarca, Dante), perché il '900 pone una serie di domande ai classici e li interpreta in modo nuovo. Ci dà chiavi di lettura che sono indispensabili».


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