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Palazzo Centrale, ecco il "nuovo" chiostro

di Alfio Russo (foto) e redazione web

Conclusi i lavori di restauro del pavimento della corte interna di Piazza Università

Torna a risplendere il magnifico chiostro del Palazzo Centrale dell’Università, al termine dei lavori di restauro avviati nello scorso mese di luglio dall’Ateneo. La pavimentazione della corte interna, quadrata a doppio ordine architettonico, realizzata in ciottoli neri e calcare bianco, versava infatti in una condizione di degrado dovuta sia a processi chimico-biologici sia a processi fisico-meccanici.

L’intervento di restauro promosso dall’Università – di cui è progettista e direttore dei lavori l’architetto Angelo Fragalà, dell’Area della progettazione, dello sviluppo edilizio e della manutenzione dell’Università e affidato all’impresa Calvagna Giovanni (coordinatore della sicurezza ing. Pierluigi Barbera) - si è proposto di ridare dignità al manufatto, di impedirne l’ulteriore deterioramento e di preservarlo nel tempo, mantenendo il più possibile la pavimentazione esistente nell’ottica di un restauro quanto più conservativo dell’opera.

A parte alcuni giorni di sospensione a causa delle avverse condizioni climatiche, i lavori hanno rispettato i tempi di consegna previsti e proprio in questi giorni sono state rimosse le transenne a protezione del cantiere.

IL RESTAURO. Seguendo le indicazioni del progetto, le superfici lapidee sono state pulite da depositi superficiali coerenti, concrezioni e croste nere, prima manualmente (con pennellesse, bisturi e aspiratori) e poi mediante sistema a getto d’acqua deionizzata a bassa pressione, salvaguardando la patina del materiale.

I conci di pietra bianca sono stati integrati e listati tramite applicazione di malta a base di calce idraulica e polvere di marmo e pigmenti naturali, avente granulometria, tessitura, cromia e porosità simile alle listature originali. L’acciottolato è stato ripristinato nelle parti mancanti, depurato da stuccature di tipo cementizio e rincorato al supporto di base.

Durante i lavori si è scelto un procedimento di ancoraggio mediante malta idraulicamente attiva a base di calce idraulica naturale, al posto di quello inizialmente previsto in progetto a base di resine, al fine di contenere quanto più possibile l’alterazione dei materiali costituenti l’opera.

Parti dei conci in lapideo che andavano sostituiti, dove è stato possibile, sono stati rivoltati, invertendo il lato a contatto con il letto di posa con quello a vista, al fine di conservare lo stesso materiale d’origine. Una volta ricomposto il disegno, integrate le parti mancanti, eliminate le vecchie riparazioni eseguite con malte cementizie, consolidato il supporto stuccato e listato, si è proceduto ad una fase di revisione estetica mediante pigmenti in latte di calce.

In tutta la pavimentazione è stata infine eseguita la disinfestazione da colonie di microrganismi mediante applicazione di biocida e trattamento preventivo contro i successivi attacchi, nonché l’applicazione di prodotto a protezione superficiale del pavimento in pietra per rallentarne il degrado.