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Ecco come la ricerca può difendere l'agro-biodiversità

di Marco Pirrello e redazione web

Nel video di Marco Pirrello, i ricercatori del Di3A impegnati in un progetto di salvaguardia e valorizzazione del germoplasma illustrano le attività svolte all’Azienda Agraria Sperimentale dell’Università di Catania per preservare la biodiversità di colture arboree, ortive, erbacee e ornamentali

Come conservare il germoplasma siciliano di specie vegetali di interesse agrario a rischio di erosione genetica in Sicilia? Su quest’obiettivo ambizioso ma qualificante si sono spesi i docenti e gli esperti catanesi che hanno lavorato al progetto realizzato dall’Azienda Agraria Sperimentale dell’Università di Catania.

In video i docenti Paolo Guarnaccia, Daniela Romano, Ferdinando Branca, Stefano La Malfa, Giovanni Mauromicale, Alberto Continella, Venera Copani e la dott.ssa Stefania Toscano illustrano il lavoro svolto, finalizzato alla conservazione del germoplasma.

«La biodiversità - esordisce Guarnaccia - è diventata una parola chiave, proprio perché dietro la biodiversità c'è la cultura, la storia, c'è il giusto rapporto fra l'uomo e la terra». Proprio la Sicilia, infatti, detiene il 25% della biodiversità europea e il 50% di quella italiana, grazie ad una larga gamma di colture locali, colture minori e specie spontanee. «Una biodiversità intesa sempre più in ottica di filiera corta, di valorizzazione dell’eccellenza siciliana, consente al consumatore di essere sicuro della genuinità dei prodotti». «Il momento elettivo per la valorizzazione di queste risorse genetiche - aggiunge La Malfa - passa attraverso una maggiore consapevolezza del consumatore che può avvenire grazie anche al rapporto diretto tra produttore e consumatore (prodotti a chilometro zero, mercatini rionali).

«Il nostro è un progetto di agrobiodiversità - spiega Daniela Romano -, cioè strettamente connesso all'agricoltura. La salvaguardia del germoplasma avviene attraverso la costituzione di centri di conservazionemoltiplicazione per l’uso futuro da parte degli “agricoltori custodi”, che dovranno utilizzare questo germoplasma per mantenerlo e diffonderlo nella realtà produttiva siciliana».

Grazie al progetto “Salvaguardia e valorizzazione di germoplasma di specie vegetali di interesse agrario a rischio di erosione genetica in Sicilia" (nell’ambito del PSR Sicilia 2007-2013 – Misura 214/2 Preservazione della biodiversità: centri di conservazione) sono stati analizzati diversi gruppi di piante (agrumi e melograno per le colture arboree), frumento e leguminose (erbacee), ma anche l’elevata biodiversità presente nei pascoli siciliani per la presenza di erbe spontanee di elevato valore pabulare «una biodiversità al servizio della zootecnia». Anche le colture ornamentali autoctone, come l’oleandro (ben 67 le accessioni che compongono il campo catalogo), sono state oggetto di studio da parte dei ricercatori etnei. Tutte le attività sono state svolte all'interno dell'Azienda Agraria Sperimentale che si trova in località Primosole (contrada Reitana), in prossimità della foce del fiume Simeto. Nel centro di ricerca presieduto dal prof. Giancarlo Polizzi, che raggiunge i 50 ettari di estensione a disposizione per diverse colture (arboree, ortive, floricole e erbacee) si svolgono attività di ricerca e di didattica, sia in pieno campo sia in serra. 

«Nel progetto ci siamo occupati anche di biodiversità cinaricola - precisa Giovanni Mauromicale - perché il carciofo è una pianta mediterranea di cui l’Italia è il primo Paese produttore al mondo e la Sicilia la prima regione italiana. In Sicilia è presente una vasta biodiversità basata sulle due varietà autoctone: il Violetto di Sicilia, presente nella parte orientale dell’isola e lo Spinoso di Palermo, nel versante occidentale. Nell’ambito della ricerca sono state raccolte una sessantina di accessioni tra varietà autoctone, ecotipi locali e cloni selezionati nell'ambito del dipartimento Di3A dell'Università di Catania e li abbiamo allocati in campo. Ciascuna accessione è stata caratterizzata sotto il profilo biologico, agronomico, qualitativo, genetico e biochimico».

È il punto di partenza per un percorso che deve necessariamente condurre all'innovazione e al supporto delle filiere produttive. 

I risultati di queste ricerche saranno presentati venerdì 15 aprile alle 9, nell'aula Jannaccone del plesso Valdisavoia del dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Ateneo.