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Ritmi, sfasamenti e ionizzazioni al CUT

di Giuseppe Sanfratello

L'esibizione dei Percussio Mundi, andata in scena al Centro Universitario Teatrale nell'ambito del festival di musica contemporanea "Intersezioni", recensita da Giuseppe Sanfratello, dottorando di ricerca al Dipartimento di Scienze umanistiche di Unict


Il secondo appuntamento del 1° Festival di Musica Contemporanea al CUT ha celebrato quattro colossi della musica del Novecento. Venerdì 4 novembre, i Percussio Mundi diretti dal maestro Giovanni Caruso si sono esibiti riempiendo non solo acusticamente ma anche fisicamente lo spazio scenico con diverse tipologie di strumenti a percussione. 

La serata, introdotta da Alessandro Mastropietro (musicologo del Disum), è stata un’occasione per conoscere il valore assunto dalle percussioni nello sviluppo della musica strumentale del secolo scorso. Steve Reich (1936-), Minoru Miki (1930-2011), Anthony J. Cirone (1941) e, non ultimo, Edgar Varèse (1883-1965) i quattro protagonisti del concerto che può essere descritto sinteticamente con una sola parola: avanguardia.

La prima composizione, Drumming (part1) di Reich, ha lasciato col fiato sospeso il pubblico al completo con le sue cellule ritmiche quadrate e nitide sin dal primo colpo di bacchetta su una membrana degli 8 bongo disposti al centro del palco. Figurazioni ritmiche frammentate, fino a quasi confondersi, sovrapporsi, rincorrersi, tra le mani dei 4 performer che così hanno dato il via al concerto. Stesso effetto ottenuto nell’esecuzione del secondo brano, Marimba spiritual di Miki, grazie alla performance dell’organico alla marimba solista e 3 set di tamburi (rullanti e timpani) in dialogo tra loro. Il pezzo di Cirone – di probabili origini catanesi –, 4/4 for four, ha sprigionato potenza ed energia materica dalle bacchette dei ben 14 percussionisti, ciascuno impegnato nel far vibrare più percussioni a membrana (bongo, rullanti, timpani, etc.) alla volta, segnando dei pattern ritmici e dialogando vigorosamente con il maestro Caruso ai timpani orchestrali. 

Sulla scia di queste vibrazioni avanguardistiche, si giunge all’acme della serata con la composizione di Varèse, che tutto il pubblico attendeva: Ionisation. Timbro e ritmo, strumenti non convenzionali come martelli, sirene e il “ruggito del leone” (un tamburo a corda ricavato da un secchio in plastica per vernici), frastuoni, sfasamenti e frammenti di molecole sonore hanno dato vita a una vera e propria "ionizzazione", ovvero, a una liberazione di suoni nello spazio acustico del CUT.

Con l’amalgama e la sovrapposizione di timbri e figurazioni di diversa natura e struttura, i Percussio Mundi hanno condotto il pubblico quasi al punto di percepire un senso di piacevole smarrimento, dentro a un’avventura avanguardistica elettrizzante, all’insegna dei principi di imitazione, manipolazione e variazione che la musica offre a chi ha il coraggio di "guardare avanti".