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Lavoro tra identità e riconoscimento sociale

di Zammù TV (video) e redazione web

Il sociologo Raimondo Catanzaro ha inaugurato il nuovo format di Zammù Multimedia, "Spotlight", parlando delle trasformazioni del lavoro e del suo futuro nella società post-industriale




Niente ha più successo del successo, come dicono gli americani. E il successo – inteso come guadagno o come realizzazione delle capacità personali, oppure ancora come dovere etico - passa inevitabilmente dal lavoro, che da condanna e umiliazione si è trasformato, nel corso dei secoli, in un fattore importante nella costruzione dell’identità della persona e dei rapporti con gli altri.

È una delle prime risposte alla domanda “Perché lavoriamo?”, al centro del primo incontro di “Zammù Spotlight”, il format di Zammù Multimedia, inaugurato martedì 12 dicembre 2017 al Monastero dei Benedettini dal prof. Raimondo Catanzaro, già docente di sociologia economica nelle università di Catania, Trento e Bologna.

Autore di studi e ricerche su disuguaglianza sociale, imprenditorialità nel Mezzogiorno, criminalità organizzata, terrorismo e violenza politica, capitale sociale, Catanzaro ha presentato un breve excursus delle trasformazioni del lavoro come elemento cruciale dell'identità di una persona, dalla maledizione e condanna per il peccato originale della cultura ebraico-cristiana fino al "riscatto del lavoro" della tradizione marxista. Dimensione essenziale e costante della vita dell’uomo, il lavoro è fondamentalmente il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, attraverso il quale si sono trasformati e modificati i modi di essere, le reciproche relazioni dell’uno e dell’altro.

Tanto più con l’avvento della società industriale, esso è diventato l’elemento cruciale attraverso cui si costruisce l’identità di una persona, all’interno di gruppi di riferimento e cerchie di riconoscimento con cui si hanno interessi in comune e che definiscono la nostra appartenenza, i valori a cui ci ispiriamo e il modo in cui ci approcciamo agli altri.

“Ma come si sta trasformando oggi?”, si è chiesto poi il sociologo, richiamando anche il recente romanzo “Robledo”, nel quale l’autore, Daniele Zito, descrive provocatoriamente un mondo nel quale si lavora senza esser pagati. Con l’ausilio di una serie di esempi e casi analitici tratti da ricerche sociologiche, storia dell’industria fotografica, narrativa e film, il professor Catanzaro ha proposto le sue riflessioni nel corso di una open lesson coordinata da Mauro Gemma e Renata Giordano, giovani speaker di Radio Zammù.


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