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"Syndrom Hamleta": la libertà per ragazzi e ragazze ucraine fra cinema e teatro

di Nicol Oddo

Il 3 novembre scorso Nicol Oddo, dottoranda del Disum, in visiting presso la Adam Mickiewicz University, della rete EUNICE, ha seguito la presentazione della regista Niewera del film sulla guerra tra Ucraina e le regioni separatiste di Donetsk e Luhansk del 2014


Nel film "Syndrom Hamleta" – uscito in Polonia il 3 ottobre 2022 e proiettato il 3 novembre 2022 al Teatr Polski di Poznan alla presenza della regista Niewiera – si ritrovano tutti i contrasti interiori del personaggio shakespeariano in ognuno dei cinque attori e attrici ucraine che interpretano se stesse nello psicodramma di Elwira Niewiera e Piotr Rosołowski: in Slavik Gavianets e Katya Kotliarova, combattenti nella guerra del Donbas del 2014; in Roman Kryvdyk, che ha prestato servizio come medico; in Rodion Shuygin-Grekalov, membro della comunità LGBTQI+; in Oxana Cherkashyna, un’attivista femminista; e, in Roza Sarkisian, regista teatrale. 

Questo diversificato gruppo di persone condivide il medesimo trauma dettato dal conflitto tra il governo ucraino e le regioni separatiste del Donetsk e del Luhansk, iniziato nel marzo del 2014 e terminato il 5 settembre dello stesso anno con il protocollo di Minsk.

Il ritmo del documentario è scandito tra presente e passato, tra voglia di ricostruire la propria vita e le memorie della guerra. Il gruppo si incontra giornalmente sulle assi del palcoscenico per lo spettacolo d’improvvisazioni Hamlet Effect. Le performance teatrali, riviste sullo schermo, si rivelano terapeutiche: Oxana urla «Ucraina», ballando convulsamente sulle note del Kyrie eleison; Katya si sfoga in un monologo sul sessismo dell’esercito; Rodion balla da solo, indossando un vestito lungo e bianco; Slavik e Roman fingono di parlare al telefono seduti l’uno di fronte all’altro per sfogare in pianto il loro stato emotivo. 

Gli spettatori, grazie alle riprese in soggettiva, possono assistere così ai flashback di chi la guerra l’ha combattuta in prima persona o alle manifestazioni di chi protesta per strada contro l’invasione russa nelle regioni del Donbas.

Alla fine della proiezione, Elwira Niewiera ha dialogato col pubblico in sala approfondendo alcune tematiche del documentario. «La cosa più importante per noi – ha raccontato – era che ogni attore avesse prima di tutto seguito un percorso psicoterapeutico. Questo ha reso possibile per loro affrontare le prove dello spettacolo giorno dopo giorno anche quando venivano rievocate delle emozioni intense». 

La regista ha poi aggiunto alcune riflessioni riguardo l’estensione del conflitto tra la Russia e l’Ucraina: «Quando abbiamo girato, il conflitto era limitato all’area del Donbas e i cittadini potevano scegliere se partecipare o meno. Allora la vita a Kiev era abbastanza normale. Dopo il 24 febbraio è stato impossibile fuggire dalla guerra. Adesso ogni cittadino ucraino ha lo stigma causato da questo conflitto». Niewiera ha dato anche notizie sugli attori e le attrici, rivelando che «Katia e Sławik hanno ripreso a combattere. Rodion lotta per l’accettazione della comunità LGBTQI+ cucendo uniformi per la milizia ucraina, mentre Oksana si è stabilita in Polonia per organizzare azioni umanitarie in favore della sua patria».

Per il conflitto in corso, la proiezione non ha funto da liberazione né per gli attori né per il pubblico. Le ferite non si sono rimarginate; anzi, hanno ripreso a sanguinare più forte. Ciò nonostante, però, come ha ricordato Niewiera, «i protagonisti hanno maggiore consapevolezza dei loro traumi». 

Per i futuri spettatori, quindi, insieme alla regista non possiamo che continuare a desiderare che il film possa avere un ruolo importante nel mantenere vivo il dibattito sull’impatto che la guerra ha per il popolo ucraino (e non solo).