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Inkivu - Rimozione dei media nelle migrazioni intranazionali ed extranazionali in Africa

La precarietà politica e militare nel Congo raccontata dal missionario padre Giovanni Piumatti


La guerriglia al confine tra Congo e Rwanda, nella regione del Kivu, a causa dei conflitti sotterranei tra lo stato congolese, quello rwandese e quello ugandese, in una zona ricchissima di coltan, la materia prima di tutte le componenti elettroniche, è stata il tema principale della tavola rotonda dal titolo "Inkivu - Rimozione dei media nelle migrazioni intranazionali ed extranazionali in Africa: guida agli stereotipi". 

Un progetto che punta i riflettori su ciò che accade nel Kivu, la regione al Nord del Congo da tanti anni lacerata da un'efferata guerriglia, raccontato e spiegato agli studenti da padre Giovanni Piumatti.

Proprio padre Piumatti dal 1971 opera in Africa, prima a Lukanga e poi a Muhanga, con la missione Waibraimu RDC e nel corso della tavola rotonda si è soffermato sulla realtà dei due piccoli villaggi, Lukanga e Muhanga, sulla precarietà politica e militare, l'inefficacia dell'Onu – che nella zona ha una speciale forza d'intervento, la Monusco – e sui progetti delle organizzazioni non governative.

Ospiti dell'iniziativa - organizzata nel Coro di notte del Monastero dei Benedettini dal dipartimento di Scienze umanistiche e dal Collettivo Wartoy e finalizzata a dare voce a questo originale progetto di comunicazione come strumento di protezione delle comunità rurali del Kivu -, anche Alessandro Callari (Collettivo Wartoy) e Giovanni Salvaggio (Progetto Inkivu).

A dialogare con padre Piumatti i docenti del Disum Antonino Sichera (Letteratura italiana contemporanea) e Alessandro De Filippo (Storia e critica del cinema). Proprio De Filippo ha proposto agli studenti il progetto Inkivu come caso di studio da analizzare scientificamente per avviare una riflessione sui Media dello spettacolo.

Il progetto "Inkivu". L'associazione di fotografi e videomaker Wartoy sviluppa da anni il progetto che punta da una parte a informare sulla situazione di quella regione africana - ricchissima di materie prime e molto fertile per la coltivazione del caffè - e dall'altra, a formare la popolazione attraverso laboratori di comunicazione nei quali Twitter e la radio vengono utilizzati per informare i villaggi delle situazioni di pericolo generate dalle varie fazioni in guerra tra loro (posti di blocco, aggressioni, azioni di guerriglia, sequestri di persona).