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San Berillo Web Serie Doc: la memoria e lo sventramento

Ecco le prime due puntate delle dieci previste nella web serie realizzata dagli allievi della prima edizione del laboratorio di documentazione audiovisiva realizzato nel quartiere San Berillo nell'ambito del progetto "Trame di Quartiere"




Ecco le prime due puntate di "San Berillo Web Serie Doc", frutto del laboratorio di documentazione audiovisiva tenuto dalla regista Maria Arena. A realizzare la webserie sono stati gli stessi allievi del laboratorio realizzato a San Berillo nell'ambito del progetto "Trame di Quartiere".

Nella prima puntata - "La memoria" - conosciamo Nino Puglisi, tra gli ultimi artigiani rimasti a lavorare nella zona, dove fa ancora il falegname. La prof.ssa Piera Busacca, già docente di Tecnica urbanistica all'Università di Catania, spiega come il quartiere fosse abitato non solo da ceti popolari ma anche dalla borghesia, almeno fino a tutto l'800. 

A fare da cicerone tra le vie del quartiere è il signor Grasso, che lo ha frequentato sin da quando aveva 9 anni. In una passeggiata ricorda esattamente le attività che c'erano a San Berillo una volta: botteghe, piccole fabbriche e le case di tolleranza. Ma adesso il quartiere si è trasformato?


Nella seconda puntata conosciamo di più sullo "sventramento":

Catania ha ancora un’importante ferita nel suo centro storico. All’inizio degli Anni 50 si decide di sventrare e demolire un’area di 240.000 metri quadrati e ricostruirla con palazzi moderni che possano essere le sedi di istituti bancari e società di assicurazioni. Si tratta dell’antico quartiere di San Berillo, che era nato nel corso del '700 come quartiere popolare e si presenta allora come un rione malfamato, povero e dalle scarse condizioni igieniche.

L’Istica (Istituto Immobiliare di Catania) è la società a cui viene affidata quest’operazione e avvia i lavori per il “risanamento del quartiere San Berillo” nel 1957. Il Piano presentato prevede la costruzione di un grande viale che possa connettere Piazza Stesicoro, cuore pulsante della città, alla Piazza Giovanni XXIII dove sorge la Stazione Centrale di Catania. A distanza di 60 anni dall’avvio dei lavori per realizzare il viale moderno, degno di una city, la zona si presenta con strutture incompiute e buche nel terreno scavate per accogliere le fondamenta dei palazzi. I lavori vengono interrotti alla metà degli Anni 60 quando non essendo giunti a conclusione entro i termini previsti dall’accordo (1964), la Regione Siciliana propone un nuovo Piano che si adegui alle norme del nuovo Piano Regolatore della Città (1969) e possa accelerare la creazione del nuovo spazio urbano. Negli stessi anni l’ing. Giuseppe Mignemi viene incaricato dal Comune di Catania di collaudare alcuni edifici del piano Istica. Durante il suo accertamento si rende conto che è prevista l’edificazione di 2.200.000 mc a fronte di 1.800.000 mc stabiliti dalla concessione e il Comune di Catania ha concesso 3 miliardi di lire all’Istica ingiustificatamente. Scoppia allora lo “Scandalo Istica”, l’on. Salvo Rindone parla addirittura della “più grande speculazione edilizia del dopoguerra in Italia”.

In quello stesso decennio si assiste a un altro importante fenomeno, la nascita delle periferie. I proprietari espropriati vengono trasferiti a Nesima, a circa 20 minuti dal centro cittadino, dove case “linde” e “ariose” li attendono, ma quest’operazione apre a nuovi problemi sociali come racconta l'attore e drammaturgo catanese Turi Zinna nella sua “Ballata per San Berillo”.


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