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Proteomica mitocondriale, utilità e limiti

La caratterizzazione e lo studio della componente proteica dei mitocondri. Il professore di chimica biomolecolare dell'Università di Catania, Vito De Pinto, analizza i problemi tecnologici legati allo studio delle proteine di membrana e descrive inoltre la procedura di isolamento dei mitocondri. Una lezione nell'ambito del progetto Bio-nanotech Research and Innovation Tower




I mitocondri sono organelli subcellulari con molti ruoli metabolici, tra cui il più noto è quello di produrre la maggior parte degli equivalenti energetici (ATP) necessari alla vita della cellula. Posseggono un proprio genoma ed un macchinario genetico, per cui la loro biogenesi richiede l'integrazione delle attività del nucleo e del mitocondrio stesso. La particolare natura delle vie metaboliche bioenergetiche ha prodotto, nell'evoluzione, un set di proteine integrali di membrana, perchè la separazione di due spazi ottenibile tramite la presenza di una membrana permette l'ottimizzazione e lo sfruttamento di potenziali energetici anche nella dimensione spazio-temporale.
In questa lezione esaminiamo i problemi tecnologici legati allo studio delle proteine di membrana, in particolare la necessità di utilizzare detergenti per solubilizzare le proteine. Si descrive inoltre la procedura di isolamento dei mitocondri che permette di effettuare un'analisi focalizzata sul contenuto proteico del mitocondrio, estrapolato dal contesto cellulare.
Anche per i mitocondri vale il concetto di range dinamico del contenuto proteico. Questo vuol dire che, a seconda del tessuto di provenienza, la composizione proteica è differente. I lavori di proteomica mitocondriale hanno permesso di ampliare i cataloghi esistenti nelle banche dati e di aumentare il numero di annotazioni genomiche. Sicuramente questa via ha portato ad un allargamento delle nostre conoscenze e potrà contribuire in futuro alla comprensione di effetti e modificazioni esistenti in diverse situazioni patofisiologiche o tra differenti organismi.


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